Zarzis (Tunisia) - Il muro sul quale il figlio di F. ha scritto le sue iniziali prima di partire (Foto: Alice Passamonti)
Zarzis (Tunisia) - Le iniziali scritte su un muro prima di partire (Foto: Alice Passamonti)
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Radio Melting Pot: Tunisia, un «paese sicuro». Per chi?

La trasmissione del mese di agosto 2022

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Il termine harga in arabo richiama l’atto di bruciare. 

Si usa per indicare l’azione di attraversare i confini senza essere visti; o anche quella di dar fuoco ai documenti per non essere riconosciuti nell’attraversamento. 

E’ una strategia per autodeterminare la propria libertà di movimento contro leggi che la negano. E’ un gesto compiuto nella speranza di ottenere documenti migliori e di raggiungere luoghi in cui costruire il proprio futuro.

La harga in Tunisia è un fenomeno sociale. E’ presente anche in molte canzoni della scena rap e dà il titolo a una serie tv molto famosa nel Paese. Non è una scelta estrema di pochi, ma una risorsa sistematica di cui ogni famiglia tunisina ha esperienza diretta. 

Migrare dalla Tunisia è sempre più complicato. I requisiti di ottenimento del visto per l’Unione Europea sono irraggiungibili per le persone che non fanno parte delle classi sociali agiate, per chi lavora nel mercato informale e in condizioni di precarietà.

Ma le difficoltà di accesso alle vie legali non arrestano le volontà di chi sente più bisogno di lasciare la Tunisia per una vita migliore. Le coste italiane distano poche centinaia di km e prendere il mare diventa, quindi, una scelta naturale per chi sogna l’Europa.

I controlli ai confini, in terra come in mare, si fanno sempre più intensi e le guardie frontaliere sono sempre meglio equipaggiate.

Questo accade a causa degli accordi che si sono succeduti nel tempo fra Tunisia e paesi membri dell’Unione Europea. Gli accordi tra Tunisia e Italia sono inaccessibili, secretati dagli stati. Non possiamo sapere cosa la Tunisia offre all’Italia e in cambio di quale contropartita, né quali sono precisamente le procedure concordate per i rimpatri. Non sappiamo neanche quali strumenti fornisce l’Italia alla Tunisia per pattugliare le coste.

Sotto il pretesto dell’etichetta di paese sicuro, intanto, si consumano violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale dei rifugiati.

Questa puntata di Radio Melting Pot è stata realizzata con il contributo dell’avvocato Nicola Datena (ASGI) e di Romdhane Ben Omar, portavoce del Forum tunisino per i diritti economici e sociali (FTDES).

Le trasmissioni di Radio Melting Pot
Le trasmissioni di Radio Melting Pot
Tunisia, un «paese sicuro». Per chi?
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In questa trasmissione di Radio Melting Pot le interviste sono state realizzate da Arturo Raffaele Covella e Nagi Cheikh Ahmed, che ne ha curato anche la traduzione dall’arabo.
La post produzione è di Gianluca Pizzotti di Radio Sherwood. 

In redazione Teresa Stefanelli, Laura Morreale, Valentina Lomaglio, Riccardo Biggi, Gustavo Alfredo García Figueroa e Luca Ramello.

Al doppiaggio Raffaello Rossini. La voce narrante è di Eleonora Sodini e di Chantal Lukwasa.
Le testimonianze che avete ascoltato sono state raccolte in Tunisia da Valentina, Riccardo e Luca che hanno raccontato la protesta davanti alla sede dell’UNHCR su Melting Pot.
Ringraziamo anche Nicoletta Alessio detto Grassi e Ludovica Gualandi che hanno condiviso la forte testimonianza del cittadino tunisino rimpatriato forzatamente.

Ringraziamo l’Avvocato Nicola Datena e Romdhane Ben Omar, per la loro preziosa testimonianza. 

Le interviste integrali saranno disponibili su meltingpot.org e i nostri canali social. Radio Melting Pot è anche su Spotify.
Il progetto è sostenuto con i fondi dell’Otto per Mille della Chiesa Valdese.

Nella trasmissione avete ascoltato:

Evacuation, la canzone dei manifestanti al sit-in davanti alla sede dell’UNHCR

Radio Melting Pot

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Dal febbraio 2022 prende avvio un nuovo progetto di Radio Melting Pot che ha l’obiettivo di promuovere un protagonismo diretto delle persone coinvolte nei processi migratori.
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