Pacchetto sicurezza – Non solo migranti. Sotto attacco le libertà di tutti

Intervista all'Avv. Paolo Cognini, Ambasciata dei diritti, Marche

La Camera ha approvato nelle scorse ore l’ultimo tassello del pacchetto sicurezza, il disegno di legge in materia di sicurezza pubblica. Ora il provvedimento dovrà tornare al Senato. Molti punti controversi sono stati moneta di scambio in queste settimane: la norma sui medici-spia è stata stralciata in cambio delle ronde e del prolungamento dei tempi di detenzione, poi, come contropartita alla fiducia posta sul provvedimento, è stata introdotta la deroga per l’iscrizione scolastica (presidi-spia). Complessivamente il pacchetto sicurezza si presenta come una restrizione pesantissima dei diritti e delle libertà per i migranti. Un nuovo corso del governo delle migrazioni.

Abbiamo intervistato l’Avv Paolo Cognini dell’Ambasciata dei Diritti delle Marche

A parte qualche limatura, il testo è molto grave ed interviene molto pesantemente sull’insieme dei diritti già difficilmente ad oggi praticabili dai migranti. Un intervento questo che modifica tanti aspetti della loro vita quotidiana. Vorrei ricordare che si tratta di un dispositivo che si aggiunge ad altri già adottati in precedenza da questo governo: quando si parla di pacchetto sicurezza, certe volte, ci si dimentica che è composto da vari provvedimenti normativi, alcuni dei quali in vigore da mesi, che hanno già ristretto pesantemente i diritti fondamentali dei migranti, come il diritto di asilo, o quello al ricongiungimento familiare. Si tratta insomma di un testo molto complesso, articolato e complessivo, perchè interviene su molteplici aspetti della normativa.
Ci sono state certo alcune limature, ma bisogna considerare che rimane in piedi il volano principale e fondamentale di questa operazione che è l’introduzione del reato di ingresso e soggiorno irregolare, il cosiddetto reato di clandestinità. Questo ha un peso molto rilevante, non tanto per la condanna prevista, misurata in una ammenda da 5.000 a 10.000 euro, ma per gli effetti che l’introduzione del reato stesso determina a livello più complessivo: primo fra tutti l’obbligo da parte dei pubblici ufficiali o degli incaricati di pubblico servizio di denunciare la persona che commette questo reato.
Quindi possiamo sostenere che anche le limature effettuate per quanto riguarda le prestazioni sanitarie o le iscrizioni scolastiche sono molto relative. Resta il fatto che i pubblici ufficiali o gli incaricati di pubblico servizio che in qualche maniera vengano a conoscenza dello stato di non regolarità di soggiorno di una persona (perseguibile d’ufficio), sono comunque tenuti alla denuncia. Quindi anche in ambito scolastico o in quello sanitario può verificarsi la condizione per cui qualche addetto al pubblico servizio proceda in ogni caso alla denuncia del migrante che sia stato rilevato come irregolare.
Gli obiettivi connessi all’introduzione del reato di ingresso e soggiorno irregolare sono sostanzialmente due: il primo è quello di determinare un meccanismo di delazione diffusa e una sensazione di rischio e di pericolo complessiva, che interviene nella vita del migrante in condizioni non regolari.
L’altro è un obbiettivo più tecnico e meno discusso, ma altrettanto importante, cioè la creazione della possibilità, da parte dello stato italiano, di avvalersi dell’art 2, comma 2, della direttiva europea in materia di rimpatri, che prevede la facoltà degli stati di non applicare la direttiva sui rimpatri, qualora il rimpatrio stesso sia conseguenza di una sanzione penale. La direttiva europea, molto criticata perchè contiene disposizioni incompatibili con principi fondamentali di civiltà giuridica, impone in ogni caso una gradualità nei meccanismi di espulsione e di rimpatrio dei migranti non regolari, ed il ricorso all’espulsione coatta ed al trattenimento dentro ai Cie viene posto come estrema ratio dentro a questa scala graduata. La facoltà di non applicare la direttiva, ricorrendo all’introduzione di reato di ingresso e soggiorno irregolare, permette di saltare a piè pari la gradualità che la direttiva europea indica in materia di rimpatri coatti.
Insomma, l’introduzione del reato di ingresso e soggiorno irregolare è un evento normativo molto forte, molto pressante e denso di significati, di implicazioni. Non dobbiamo e non possiamo assolutamente cedere all’illusione che qualche confine posto sulla questione dei presidi o dei medici spia possa aver risolto il problema.
La normativa prevista dal disegno di legge in materia di sicurezza pubblica, per quanto riguarda i migranti e l’immigrazione, tocca tantissimi aspetti, tutti estremamente importanti: il prolungamento della detenzione all’interno dei centri di identificazione ed espulsione, l’obbligo di esibizione del permesso di soggiorno per gli atti di stato civile, a cui si connettono una serie di problematiche molto ampie. La questione della registrazione delle nascite, del riconoscimento del figlio naturale, le registrazioni delle morti: c’è una sfera di atti di stato civile che diventa impraticabile per i migranti irregolari, con conseguenze gravissime soprattutto nei confronti dei minori. Potremmo poi continuare con un elenco molto lungo di provvedimenti restrittivi che intervengono sulla normativa in materia di immigrazione: le restrizioni in materia matrimoniale, o di acquisizione della cittadinanza. Ricordo che tra le modifiche introdotte c’è anche quella che prevede la riduzione del grado di parentela (dal quarto al secondo grado) per coloro che sono parenti di cittadini italiani, che ridurrà estremamente la possibilità di regolarizzarsi per chi è parente di cittadino italiano ed interviene anche riducendo i casi di inespellibilità. Nel ddl sono contenute poi ulteriori restrizioni sul piano della ricongiunzione familiare e la modifica della normativa in materia di minori non accompagnati, che renderà clandestini molti ragazzi che al compimento dei 18 anni non avranno i requisiti per ottenere un regolare permesso soggiorno. E ancora, il rilascio del permesso per soggiornanti di lungo periodo verrà sottoposta a un test di conoscenza della lingua, viene introdotto l’accordo di integrazione, che si tradurrà in un permesso a punti che funzionerà più o meno come la nostra patente, con la differenza però che la sottrazione dei punti verrà legata alla condotta morale del migrante. Vi sono insomma moltissime disposizioni che intervengono in maniera molto pesante e che vanno a colpire alle fondamenta alcuni principi di diritto che ritenevamo, fino a qualche anno fa, consolidati, quantomeno nello spazio europeo.
Il pacchetto sicurezza, ancora una volta, insieme ad altri provvedimenti che lo hanno preceduto, non solo in materia di immigrazione, ci ribadisce questo dato di fondo: non c’è niente di consolidato e di acquisito. Il diritto è sostanzialmente un equilibrio, un rapporto di forze, esercitato in questo caso da chi detiene il potere per mettere in discussione diritti fondamentali della persona.

D: Il paradigma di questo momento storico è la crisi. E questa, con la perdita del lavoro per i migranti, significa anche difficoltà o impossibilità di rinnovare il permesso di soggiorno e quindi clandestinità. Questa normativa in questo momento sembra parlare, più che il linguaggio del governo della forza lavoro, quello del governo della crisi, del governo dell’esubero.

R: Sicuramente la dinamica di crisi che stiamo attraversando spinge sul versante che descrivevi. C’è una problematica che vogliono gestire in questi termini, sulla tematica degli esuberi.
È anche vero che questo tipo di normativa difficilmente però riuscirà a determinare, come sempre, un controllo reale sui movimenti migratori. Ancora una volta ci troveremo di fronte ad un fenomeno di clandestinizzazione di tante persone, o già presenti o che tenteranno di arrivare nei prossimi mesi. Si estenderà tantissimo, a mio avviso, l’area del lavoro nero, l’area dell’irregolarità, di chi è costretto a subire fortissimi ricatti e quindi si inciderà anche sulla possibilità di sviluppare ed organizzare, su questo, massa critica a tutela dei propri diritti. Certamente, a differenza di disposizioni normative che abbiamo conosciuto in passato, quelle che in questo momento vengono approvate si fondano su una volontà politica di esercitare un controllo più rigido.

D: E’ in corso un grande processo di riscrittura delle norme in cui si misurano, lo ricordavi, nuovi rapporti di forza dentro alla crisi. Per i migranti questo avviene verso chi è qui, ma anche verso chi intraprende il percorso migratorio. Si stanno ridisegnando i confini dello spazio del controllo sulla vita. Il diritto d’asilo sembra ormai a brandelli per esempio. Lo abbiamo visto con i respingimenti illegittimi verso la Libia ma lo vediamo anche in quello che succede quotidianamente ai porti di Ancona o Venezia o ancora nel tentativo di punire con la revoca dello status di rifugiato chi ha torino si è mobilitato per chiedere accoglienza.

R: Bisogna chiarire che il diritto d’asilo è oramai un diritto assolutamente residuale ed è diventato tale per precise responsabilità, sia dell’Italia che della stessa Unione Europea. Si sono introdotte, nel corso degli anni, disposizioni normative sempre più restrittive. Di fatto, oggi, la possibilità di accedere ad una garantita procedura di riconoscimento dello status di rifugiato, oppure della protezione sussidiaria, è estremamente sottile. Già dunque ci troviamo di fronte ad un percorso storico-normativo che negli ultimi anni ha mirato a restringere drasticamente la possibilità di accedere al diritto d’asilo. Un percorso che ha avuto successo perchè effettivamente, oggi, ripeto, la possibilità di accedere a questa fondamentale garanzia della persona è estremamente ridotta. Ovviamente, per quanto riguarda l’Italia, un paese di confine, c’è una specificità, c’è un maggior rigore nel perseguire questo obbiettivo dell’annullamento di queste garanzie, inteso non tanto come annullamento del diritto d’asilo, ma come possibilità di togliere certezza al diritto stesso e di rimetterlo ad un ambito di discrezionalità assoluta. Questo nasce da un contesto globale che vede oramai condizioni di persecuzione, di guerra, di violazione dei diritti umani, in tantissime parti del mondo. Che la richiesta di asilo sia diffusa, non è, chiaramente, come spesso viene fatto credere, un fenomeno legato ad un aggiramento delle normative in materia di immigrazione. E’ anche questo e lo è probabilmente legittimamente. Ma è soprattutto l’interfaccia di una situazione globale che si dà in termini di guerra. A fronte di questo, il diritto d’asilo, così come lo avevamo conosciuto qualche decennio fa, viene chiaramente rimaneggiato, proprio al fine di togliergli l’elemento della certezza, e di ridurlo quindi ad uno strumento tutto in mano all’arbitrarietà dei governi e degli stati. Su questo la posizione italiana è rigida, è più evidente rispetto a quella di altri paesi, ma questo aspetto non deve portarci ad una lettura errata della realtà. In effetti, anche da parte dell’ Unione Europea la limitazione del diritto d’asilo è stata molto forte in questi ultimi anni, anche se ovviamente emerge una diversità legata alla posizione geografica. Dentro a questo contesto, l’Italia, per gli orientamenti del governo e per la sua posizione nel mediterraneo, assume una specificità ovviamente rigida. Il diritto d’asilo, però, dobbiamo ricordarcelo ed imprimerlo come dato, è qualcosa di estremamente residuale, molto discrezionale ed assolutamente non garantito. E gli ultimi eventi spingono verso un ulteriore ridimensionamento di ciò che è già stato fortemente impoverito.

D: Torniamo ancora sul pacchetto sicurezza, perchè molto spesso ci si dimentica che le norme contenute in questo provvedimento non riguardano solo i migranti. In primo luogo perchè si propone un arretramento complessivo della vita in comune, ma anche perchè il complesso delle disposizioni si presenta come la concretizzazione di qualcosa che in molti avevano anticipato. Il controllo sui migranti come laboratorio per l’estensione di questi dispositivi su una generalità di soggetti: i precari, i dissidenti, etc etc etc. Nel disegno di legge approvato dalla Camera sono contenute norme che colpiscono tutti. Un esempio è quella che subordina, per tutti, l’iscrizione anagrafica alla verifica dei requisiti di idoneità igienico-sanitaria. La tua casa non ci piace? Non potrai ottenere la residenza, con una serie di implicazioni a catena veramente drammatiche: sull’accesso alle prestazioni di sostegno al reddito, sulla possibilità stessa di partecipare alle graduatorie per l’assegnazione degli alloggi, sull’accesso agli asili nido o all’assiostenza sanitaria.

R: Questa disposizione è estremamente significativa, non solo per gli effetti specifici che andrà a determinare, ma perché rivela quel meccanismo che spesso abbiamo denunciato: il fatto che alcuni strumenti di controllo, di riduzione estrema dei diritti, che vengono all’inizio sperimentati nei settori più precari, come può essere per esempio il mondo dell’immigrazione, inevitabilmente debordano e tendono ad estendersi all’intero di tutto il corpo sociale. È il motore del controllo dei diritti, della riduzione dei diritti, della negazione della possibilità di autodeterminare scelte nella propria vita.
Quello delle limitazioni all’iscrizione anagrafica, per esempio, è un provvedimento che andrà ad incidere fortemente anche sui cittadini italiani e sulla loro liberà di movimento. Tra l’altro, il fatto di prevedere come obbligatorio il certificato di idoneità igienico-sanitaria, o in ogni caso di mettere in mano al comune la discrezionalità di chiederlo, per conseguire la residenza, in una situazione come quella italiana, dove tantissime abitazioni, per tutta una serie di ragioni, anche storiche, non potranno rispondere ai requisiti richiesti, avrà delle ripercussioni molto ampie e gravi. Ma al di là del contenuto specifico delle norme, quello che emerge come sintomatico è questo debordare del controllo, della negazione del diritto, da un’area sociale all’intera collettività. Su questo il disegno di legge è estremamente significativo. Contiene infatti delle disposizioni che non ineriscono il contesto migratorio, ma riguardano complessivamente la società nella sua interezza.
Deve essere poi sottolineato che le disposizioni normative contenute sul piano del diritto penale, o della procedura penale, vanno a colpire determinati e ben mirati comportamenti sociali.
Viene reintrodotto il reato di oltraggio a pubblico ufficiale, dopo che era stato abrogato, con un elemento punitivo intensificato rispetto alla versione precedente, che prevede la reclusione fino a tre anni. Un ipotesi che verrà usata facilmente dentro contesti di conflittualità sociale che si possono determinare nei prossimi mesi. La stessa cosa possiamo dire anche in riferimento agli aggravamenti che riguardano il reato di danneggiamento, che andrammo quindi a colpire comportamenti sociali diffusi, cose di scarsissimo allarme sociale come possono essere la semplice scritta o il disegno su un muro, che non rappresenta certo pericolosità e non configura nessun elemento di rischio, ma che viene punito pesantemente proprio per quello che rappresenta il gesto, per il significato o il contenuto di una scritta. Lo stesso vale per l’imbrattamento o il deturpamento.
Un aspetto che vorrei sottolineare riguarda poi una specifica aggravante che verrà contestata a chi commette un reato con la partecipazione di soggetti minorenni. In precedenza l’aggravante riguardava il fatto di commettere un reato avvalendosi di minori e quindi presupponeva un comportamento attivo, l’utilizzo di un minorenne. Questa parte viene modificata e l’aggravante diventa il solo fatto che il reato venga commesso in un contesto in cui sono presenti soggetti minorenni. E questo non ha nulla a che vedere con una maggiore tutela, ovviamente legittima, dei minori
Se pensiamo per esempio all’invasione di edifici, a tutte quelle forme di riappropriazione di spazi pubblici che passano attraverso le occupazioni, ci rendiamo conto come l’aggravante possa essere facilmente utilizzata. Ci sono infatti fenomeni sociali di rivendicazione di diritti e di extra-legalità che, fisologicamente, per composizione sociale, comprendono soggetti maggiorenni e minorenni, sulle quali sarà applicata l’aggravante di reato. Questa è la logica che in qualche maniera governa la politica in materia di “sicurezza” di questo governo e del disegno di legge in particolare. Ricordo poi che oltre alle cosiddette ronde, per le quali è prevista la regolamentazione attraverso gli elenchi in Prefettura, nella versione del disegno di legge approvata alla Camera, si introduce anche un elenco, sempre presso la Prefettura, di coloro che saranno addetti a servizi di controllo in attività di intrattenimento o spettacolo. Si tratta in sostanza di addetti alla securuty che non si capisce bene da chi e come verrano utilizzai. Anche perchè i meccanismi di formulazione delle liste che governeranno le ronde e gli addetti a questi controlli sono demandate a dei successivi regolamenti governativi, con amplissimo margine di discrezionalità.
Punizioni, sanzioni, elementi penali, carcere, vengono introdotti nelle viscere più profonde del corpo sociale, negli ambiti più vivi della nostra società, nei rapporti sociali, nella vita quotidiana, negli spazi della nostra vita ordinaria. Non sono norme che riguardano vicende straordinarie. Ma riguardano i fatti che ci attraversano, gli istinti di ribellione, anche spicciola, che vengono tradotti in meccanismi di repressione e controllo.

Intervista a cura di Nicola Grigion, Progetto Melting Pot Europa

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Avv. Paolo Cognini (Ancona)

Foro di Ancona.
Esperto in Diritto Penale e Diritto dell’immigrazione e dell’asilo, da sempre impegnato nella tutela dei diritti degli stranieri.

Socio ASGI, è stato docente in Diritto dell'immigrazione presso l'Università di Macerata.

Autore di pubblicazioni, formatore per enti pubblici e del privato sociale, referente della formazione del Progetto Melting Pot Europa.


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