Photo credit: https://laurentprum.typepad.com/mon-blog/
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Da Calais a Dover, nessun porto è sicuro per alcuni migranti

Nel 2022 la situazione alla frontiera franco-britannica rimane drammatica tra violenze, naufragi e respingimenti

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Le persone in transito ferme nella zona di Calais da anni denunciano la violenza psicologica e fisica e le costanti umiliazioni a cui sono sottoposte. Resistendo a condizioni climatiche avverse, molti attraversano la Manica con imbarcazioni di fortuna. Tuttavia, dall’altro lato del mare, il governo inglese è pronto con una nuova legge a respingerli. 


La frontiera franco-britannica dal 28 febbraio è luogo di nuove discriminazioni, poiché le pratiche di accoglienza delle persone migranti sono applicate a due diversi livelli. Questa è la denuncia di un gruppo di organizzazioni attive nella zona di Calais, nel nord della Francia. Esponenti di Utopia 56, Collective Aid e Action Humanitaire riferiscono che in base alla nazionalità le autorità francesi tutelano o meno le persone che richiedono la protezione umanitaria. 

Fin dallo scoppio del conflitto in Ucraina, il comune di Calais ha accolto calorosamente centinaia di persone ucraine, fornendo loro una sistemazione. D’altra parte 1.500 persone afghane, etiopi, eritree, irachene e siriane sono ferme a Calais con la stessa richiesta di protezione, ma non beneficiano dello stesso trattamento. Questi ultimi sono bloccati lungo la frontiera franco-britannica in condizioni atmosferiche avverse, vivendo in capannoni umidi o in tende.

(…) l’accoglienza riservata alle persone ucraine a Calais dimostra come oggi sia possibile una forma di accoglienza dignitosa, che è ciò che noi chiediamo da trent’anni. L’accoglienza non è una questione di mezzi finanziari o materiali, bensì di volontà politica.

Photo credit: https://laurentprum.typepad.com/mon-blog/

Le pratiche di confine a Calais

La brutalità delle operazioni della polizia francese a Calais e nelle zone limitrofe è documentata da diverse organizzazioni. Gli agenti si presentano frequentemente nei luoghi dove le persone migranti sostano, distruggendo tende, sacchi a pelo e portando via oggetti personali

Anche le espulsioni a Calais sono frequenti. Nel report di febbraio, Human Rights Observers denuncia lo sfratto di 153 persone migranti da insediamenti informali, il sequestro di 306 tende e teloni e l’arresto di 12 persone.

“Questa mattina gli abitanti sono stati svegliati alle 7 dalla polizia e sono stati obbligati a salire su un bus, il loro cibo è stato gasato ed i loro averi sequestrati“ (Human Rights Observers, 18 Marzo 2022)

L’ultimo episodio simile è avvenuto solo pochi giorni fa, il 24 marzo, quando 23 persone sono state espulse. L’osservatorio per i diritti umani fa notare come nel frattempo le persone ucraine accolte in Francia dall’inizio del conflitto sono più di 26.000.

Lo scorso 16 marzo Utopia 56 ha segnalato l’aratura di vaste aree di terreno da parte delle autorità francesi per impedire alle persone di sostarvi. A Marck, vicino a Calais, pochi giorni fa è stato arato completamente un campo dove sostavano in tenda diverse centinaia di persone provenienti dal Sudan

Sono diverse le aziende private francesi che beneficiano di queste azioni di pulizia delle zone abitate dalle persone migranti. Un’attivista di Help 4 Dunkerque in una testimonianza condivisa su Facebook sottolinea i vantaggi economici di questa forma di accoglienza. Alcune imprese di pulizia urbana come Ramery, Reche e Opale hanno fatturati molto alti da quando sono impegnate a fianco della polizia con ruspe e camion attrezzati per privare le persone di beni primari e distruggere tende e alloggi, rendendo la loro condizione ancora più precaria. 

Durante gli sgomberi, molti rappresentanti di aziende influenti, sindaci e simpatizzanti di estrema destra erano presenti per assistere alle scene di caos, a volte con una buona sigaretta in bocca, a volte ridendo con i loro amici con i quali firmeranno un contratto di diversi milioni di euro il giorno dopo… (Help 4 Dunkerque, 17 Marzo 2022).

L’aiuto primario negato

Ad aggravare un quadro già drammatico, in un comunicato stampa dell’8 marzo, undici associazioni hanno segnalato che da settembre 2020 ogni mese la prefettura di Pas-de-Calais rinnova il divieto a prestare aiuto a chi dimora nella zona, in attesa di tentare l’attraversata del confine franco-britannico. Le persone attive nel settore raccontano di essere sottoposte a controlli regolari, intimidazioni e verbali delle forze dell’ordine 1.

Le barriere per le associazioni attive al Nord della Francia non sono solamente legali ma anche fisiche. Il 10 marzo alcuni operatori hanno trovato una struttura di cemento lungo la strada che erano soliti percorrere per garantire acqua, cibo e tende a chi sosta nel campo di Grande-Synthe. Gli attivisti di Help 4 Dunkerque hanno dichiarato in un altro post che nei giorni successivi le istituzioni della zona, fra cui la sottoprefettura di Dunkirk e la prefettura regionale, hanno rimbalzato l’una all’altra la responsabilità della costruzione della barriera. Tuttavia sembra appurato che il consiglio di sorveglianza del porto, di fatto formato in gran parte dalle autorità locali, sia il responsabile principale dell’accaduto. La costruzione in cemento è stata poi dipinta dai volontari e dalle persone che sostano nella zona in segno di protesta. 

L’uragano Eunice

La vita in strada nel nord della Francia in inverno è una sfida per via delle condizioni climatiche avverse. I venti nella zona costiera sono molto forti e le temperature basse. A febbraio la città di Dunkirk, situata a pochi chilometri da Calais, è stata colpita dall’uragano Eunice in maniera brutale. Help 4 Dunkerque ha dichiarato che le raffiche di vento hanno raggiunto i 130 chilometri orari. 

Alle persone in movimento che sostavano nella spiaggia di Loon, una delle più colpite dal maltempo, non è stato fornito per tempo un riparo di emergenza dalle autorità. Due giorni dopo le autorità locali hanno concesso loro di dormire all’interno di una palestra pubblica. Un’attivista di Help 4 Dunkerque racconta come molti non se la siano sentita di lasciare indietro la loro tenda e i loro averi, non essendo certi di ritrovarli una volta tornati.

Attraversare la Manica

L’obiettivo di molte persone migranti ferme nel Nord della Francia è attraversare la Manica. Una statistica ufficiale del governo inglese pubblicata lo scorso 24 febbraio segnala che nel 2021 le persone che hanno raggiunto il Regno Unito in piccole imbarcazioni sono 28.526. L’aumento è esponenziale se si considera che, nel 2020, con le stesse modalità 8.466 persone hanno attraversato la Manica 2

Secondo quanto riportato dal Mail Online, sono circa 3.200 coloro che hanno attraversato il canale fino ad oggi nel 2022. La traversata non è priva di rischi, infatti lo scorso novembre 27 persone sono state trovate senza vita sulla costa francese, dopo aver provato ad oltrepassare la Manica a bordo di un gommone. Infomigrants segnala che a febbraio un uomo è stato trovato senza vita e 30 persone sono state salvate nello stretto. 

I rischi di questa esperienza di viaggio sono stati raccontati a Care 4 Calais da Majeeb, un uomo di origini afghane che ha raggiunto il Regno Unito con la moglie e la figlia. Majeeb racconta di aver raggiunto la costa settentrionale della Francia dopo aver sostato in Turchia ed in Italia per qualche tempo. Dopo una notte di attesa, coloro che gli avevano organizzato il viaggio hanno ordinato loro di salire su un gommone con la forza, nonostante lui fosse contrario dopo aver constatato la precarietà dell’imbarcazione. Durante la traversata la figlia ha rischiato di morire di ipotermia e si è ripresa solo dopo che una nave di salvataggio inglese li ha trovati e portati a riva. 

mia figlia era diventata blu per il freddo durante tutta la traversata in acque internazionali. Ha smesso di piangere e non si muoveva più. Non avevamo nulla con cui scaldarla. Majeeb a Care 4 Calais, 28 febbraio 2022 3.

Nessuna persona migrante è al sicuro lungo la frontiera fra franco-britannica. Da un lato le autorità francesi attuano pratiche violente contro chi sosta nelle zone costiere in attesa di un imbarco per il Regno Unito. Dall’altro il governo inglese non offre vie sicure per raggiungere il Regno Unito, favorendo in questo modo le organizzazioni illegali di trafficanti. In più il Parlamento sta discutendo in questi giorni alcuni elementi del Nationality and Borders Bill sostenuto dalla sottosegretaria dell’interno inglese Priti Patel.

Secondo Refugee Council, i nuovi provvedimenti in discussione rendono ancora più difficile l’accesso alla protezione nel paese e rinforzano la criminalizzazione delle persone migranti ed i respingimenti nella Manica4.

Nella sua forma attuale, il disegno di legge consacrerà il Regno Unito come uno dei paesi più anti-rifugiati del mondo, in un momento in cui l’impatto devastante della guerra è assolutamente evidente. Sophie McCann, advocacy officer MSF UK.

  1. https://utopia56.org/calais-interdiction-de-venir-en-aide-aupres-des-personnes-refugiees/
  2. https://www.gov.uk/government/statistics/irregular-migration-to-the-uk-year-ending-december-2021/irregular-migration-to-the-uk-year-ending-december-2021
  3. https://care4calais.org/news/mojeebs-story/
  4. https://www.refugeecouncil.org.uk/latest/news/why-the-governments-approach-to-channel-crossings-fails-people-in-need-of-protection/

Francesca Olivi

Dopo la laurea triennale in Studi Internazionali a Trento, ora frequento un corso di laurea magistrale in International Relations a Bologna, con un focus su criminologia e giustizia. In passato ho seguito una formazione per il volontariato presso il Centro Astalli di Trento per il progetto suXr. Dal febbraio 2022 svolgo il tirocinio curriculare presso l'Associazione Melting Pot.