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Oulx, crocevia di rotte e cammini

Uno sguardo sulla frontiera alpina del Nordovest

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Gli autori ci offrono un quadro complessivo della situazione al confine tra Italia e Francia al confine alpino, con un focus sui minori e i minori non accompagnati. Nella parte finale riflettono sulla necessità di “ritornare alle persone” nell’approccio con le persone in movimento, e condividono alcune storie che hanno raccolto. Storie di cammini e frontiere, dentro e fuori di sé.
Per agevolarne la lettura ne abbiamo preparato una versione in .pdf.

di Piero Gorza e Rita Moschella, On the Borders

Introduzione

Il testo è una radiografia documentata della Frontiera alpina del Nord Ovest Italiano, risultato di un impegno costante pluriannuale a Oulx tra e insieme alle persone in cammino.
Ripropone letture che pongono l’accento a) sulla necessità prospettica di una lettura longitudinale e comparata delle frontiere, b) sull’attenzione verso il soggetto in cammino e c) sulla funzione antropopoietica del viaggio.
È un testo firmato da due autori che raccolgono voci e sforzi collettivi di interventi solidali.

Photo credit: The Milky Way, un film di Luigi D’Alife

Con lo sguardo al Nord Ovest italiano. I dati sugli arrivi e sui respingimenti

La frontiera alpina del Nordovest, che separa l’Italia dalla Francia, si snoda lungo la valle di Susa, un’area di strade che include per storia due segmenti in sequenza altimetrica tra loro connessi ma assai diversi. La Bassa Valle ha una storia operaia e una tradizione di resistenza partigiana a cui si sono collegati decenni di lotte sociali conosciute da tutti. L’Alta Valle, al contrario, era un paese della fame che nel Novecento si è trasformato in un polo turistico incentrato sulla monocoltura della neve e su un’imprenditoria stagionale legata al massimo profitto in tempi brevi.
Da polo di fuga, con l’affermarsi del turismo si è convertito in luogo d’attrazione per genti che dal Sud, dalla Romania, dall’Albania e dal Marocco hanno cercato residenza e lavoro.

Solo dal 2017 la valle incomincia a essere attraversata da genti sub sahariane e poi dal 2020 da persone che provengono nella loro maggioranza dalla rotta balcanica, ma che non hanno alcuna intenzione di fermarsi. Tuttavia, anche questo angolo vallivo prossimo al confine non presenta un solo paesaggio, una sola geografia fisica e emozionale: di giorno è uno spazio della vacanza perlopiù calpestato per edonismo e per attività sportive. Di notte cambia lo scenario: è tragico palcoscenico di una caccia all’uomo da parte della gendarmeria francese ed è attraversato da frotte di persone che si giocano il futuro in 25 chilometri montani.

A volte le parole sono ridondanti rispetto alle immagini: lo scandalo, dovuto alla contiguità e alla convivenza dei due ecosistemi (quello ludico alpino e quello dei game), è immediatamente anche visivo ed eloquente di come il confine sia “il luogo violento delle diseguaglianze e della crudele farsa delle politiche migratorie”. Per avere un’idea di questa “Odissea senza Itaca”, nel 2021 sono passate 10.000 persone in cammino alla ricerca di una vita dignitosa. Nei primi 7 mesi del 2022, sono transitate 3.963 persone con una media di poco più di 400 per i primi 2 mesi, poi 500 a marzo, 462 ad aprile, 753 a maggio, 700 a giugno e 710 nel mese di luglio.

Dati raccolti ed elaborati da Rita Moschella

Arrivare al confine è semplice, ci si approssima con gli autobus con rischi molto ridotti, poi l’attraversamento delle montagne da Claviere a Briançon è una scommessa, un rischio e, per molti, un incubo. Ad essere intercettati sono soprattutto i più vulnerabili e la caccia grossa al “migrante” si concentra prima di tutto sulle famiglie e su coloro che hanno più problemi motori. Il numero dei respingimenti è alto, ma per capirne la drammaticità bisogna ragionare pensando alle stagioni e a come, con l’approssimarsi dell’inverno, il game possa volgere al tragico.

Dati raccolti ed elaborati da Rita Moschella

Ogni luogo è snodo in cui s’addensano vissuti e si intersecano strade e, nello spettacolo della frontiera, si evidenziano più che in qualsiasi altro crocevia dinamiche di inclusione ed esclusione, di transito e sbarramento, di guadagno e perdita. Alla frontiera alpina del Nord Ovest italiano sicuramente troviamo isomorfismi, norme e pratiche che si ripetono in tutta Europa, ma anche specificità che vanno lette ed evidenziate. Appare ovvio che Oulx non sia Pozzallo, Trieste, Roccella Ionica: non è una stazione di ingresso ma di transito in uscita e, per le persone in cammino, coincide con il momento di apprensione del “game”.

Oulx però non è neppure Ventimiglia, con cui tuttavia condivide l’essere l’ultimo sbarramento naturale e poliziesco prima di procedere rapidamente verso il Nord Europa. Si tratta di due valichi che tra loro, per molti versi, interagiscono come vasi comunicanti per cui, nella logica dei fiumi carsici, al chiudersi di uno le persone in cammino refluiscono sull’altro. Il confine ligure è sicuramente più facile da attraversare di quello montano delle Alpi Cozie, soprattutto in inverno, quando neve e temperature mettono a costante rischio l’incolumità fisica delle persone (2 morti nel 2022). Tuttavia, ci sono altre differenze sostanziali. A Ventimiglia hanno progressivamente chiuso ogni spazio di accoglienza, lasciando al malaffare e ai trafficanti il trarre guadagno dalla necessità altrui, trasformando fragilità e corpi in mercimonio pagato da persone trasformate in selvaggina di passo.

Le reti sociali, attività di supporto alle persone in transito sui due versanti

Al contrario sui due versanti alpini (valle di Susa e Briansonese) una rete di centri solidali unisce territori italiani e francesi, alcuni più vicini alle istituzioni e altri decisamente alternativi.

Nel primo caso troviamo il “Fraternita Massi” a Oulx, con una capacità di accoglienza per 70 persone, a cui se ne possono aggiungere altre che possono essere ospitate in un centro della protezione civile gestito dalla CRI a Bussoleno. A 18 chilometri dalla frontiera, a Briançon, abbiamo invece le “Terrasses Solidaires”. Nel caso italiano, il centro è gestito da una fondazione religiosa “Talità Kum” a cui è stato donato l’immobile da un’altra fondazione, la “Magnetto”, che ha comprato direttamente dall’ordine Salesiano. La gestione è risultato di un equilibrio plurale in cui vi sono 10 operatori stipendiati, più di 100 volontari, Rainbow for Africa, responsabile delle installazioni mediche, Medici per i Diritti Umani, che ha un accordo tecnico-operativo per l’intervento in campo sanitario. La gestione del centro (Medu e volontari esclusi) può contare sul finanziamento dalla Prefettura e vede come attori anche la CRI e le amministrazioni locali.

Sul versante francese, invece, le “Terrasses solidaires” sono il frutto di una sperimentazione che si pone terza rispetto ai campi a gestione statale o dell’UNHCR/OIM o a quelli religiosi. È una proprietà privata che nasce dall’acquisto di un grande immobile, capace di ospitare più di 70 persone, grazie ad un azionariato sociale che ha saputo coniugare l’apporto di capitali privati al contributo di “Medecins du Monde” e dell’associazione “Tous Migrants”. Questo nuovo centro scommette su politiche di accoglienza breve accanto ad altre di lunga durata, con un’attenzione culturale e solidale alla costruzione del tessuto sociale del territorio. Oulx, invece, è una bolla all’interno di un paese in cui si preferisce la solidarietà sotterranea, purché l’invisibilità dei “migranti” non disturbi le vacanze dei villeggianti. Di fatto questi due poli, a 30 chilometri di distanza, collaborano fra loro e sono oggettivamente correlati. Costituiscono un’eccezione non solo per la loro capacità recettiva, ma anche perché discontinui rispetto all’esperienza dei campi istituzionali che costellano la rotta balcanica nelle loro logiche securitarie e passivizzanti. Meglio, disumanizzanti.

A lato di questi poli è stato ed è fondamentale l’apporto dato da solidali che scelgono la via critica e antagonista alla logica delle frontiere. Dal 2018 sono stati occupati 5 edifici che hanno saputo accogliere in una prospettiva più intersoggettiva e meno assistenzialistica le persone in transito. Di questi centri, “ChezJesus” a Claviere (2018), “ChezJesOulx” a Oulx (10.12.2018/23.3.2021), la ex dogana e la casa cantoniera di Claviere (estate 2021) sono stati sgomberati. Dalla fine di giugno di quest’anno, a Cesana, “Yallah” è l’ultimo posto occupato: ancora una volta raccoglie persone che oltre ad avere necessità di cibo, pernottamento e attrezzature, abbisognano di dialogo e di riconoscimento come persone e non come utenti.

Siamo di fronte a un gradiente di interventi che si supportano per reciprocità e rendono la frontiera alpina del Nord Ovest un caso degno di studio. La prima implicazione è che le strategie di semplice rigetto (Ventimiglia) hanno prodotto una situazione in cui lo sbarramento e la politica dei divieti hanno favorito criminalità, violazione dei diritti, stupro, estorsione e tratta. Un esercito di trafficanti, fin dalla stazione e poi sotto i ponti del fiume Roja, sfruttano a proprio vantaggio l’assenza o presenza demagogica e colpevole delle istituzioni. A Oulx, viceversa, tutto è gratuito e gli smugglers, quando vengono individuati, sono allontanati e mai hanno consolidato radici sul territorio.